Parma Spezia Highlights, Giulianova Marche Spiagge, San Donato 17 Febbraio, Nomi Unisex Per Uccelli, Case Indipendenti Con Giardino Zona Centocelle Toscano, O Lingua Benedetta Di Sant'antonio, " /> Parma Spezia Highlights, Giulianova Marche Spiagge, San Donato 17 Febbraio, Nomi Unisex Per Uccelli, Case Indipendenti Con Giardino Zona Centocelle Toscano, O Lingua Benedetta Di Sant'antonio, " />
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riserve auree regno delle due sicilie

Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Gli armatori De Pace, con le loro navi, collegavano l’Europa con il Nuovo Mondo e i Florio avevano iniziato la loro scalata industriale e commerciale. Sì, perchè, secondo l’art.LEGGI. Se si scorrono le cronache di quei tempi ci si rende conto che l’unica vera giustificazione di un simile operato fu quella che l’ on.Avitabile, esponente del Banco, palesò senza mezzi termini: il progetto si era insabbiato “per non dare dispiacere alla Banca Nazionale”]. Due terzi erano pura evenienza attiva per il Nord, ma almeno un terzo di capitale nominale sarebbe dovuto restare al Sud, in luogo dei bei ducati d’oro di una volta. È per loro che lavoriamo ogni giorno, migliorando la nostraLEGGI, Sono tantissimi i vantaggi di essere socio di #MutuaMBA, anche fiscali! La risposta a tali domande è che il corso forzoso [nota74: La commissione parlamentare, per quanto dominata dalla destra fautrice della legge, concluderà nel 1868 l’inchiesta sul corso forzoso, dicendo che di esso non vi era “veruno bisogno”] era stato introdotto per cavare di impaccio la Nazionale e le banche ad essa collegate che, grazie alla loro allegra finanza, erano sull’orlo del fallimento. – Distribuzione della spesa pubblica in Lire (1860-1898). Nello stesso mese si verificò una riduzione della riserva per 10,8 tonnellate che, vincolate a garanzia di una anticipazione concessa all'Istituto nazionale del commercio con l'estero (INCE) da un gruppo di banche svizzere, furono inviate alla Banca Nazionale Svizzera a causa della non restituzione del prestito. Ripristiniamo il regno delle due Sicilie! Così, con la conquista, il Piemonte non solo mise le mani sull'ingente ricchezza dell'Antico Regno, ma moltiplicò subito per tre il capitale circolante! Si cercò anche di varare un progetto per la costituzione di una Banca unica di emissione, nella quale al Sud avrebbe avuto solo il 20% delle azioni [nota67: Invece, come visto in precedenza, il Sud aveva partecipato per il 66% alla costituzione del nuovo erario]. Così, con la conquista, il Piemonte non solo mise le mani sull’ingente ricchezza dell’Antico Regno, ma moltiplicò subito per tre il capitale circolante! Il Banco doveva invece ottenere l’autorizzazione statale per aprire filiali al Nord. Le casse Statali erano così ricche di riserve auree da avere i titoli di … Al momento dell’unità, il Sud possedeva riserve auree pro capite doppie rispetto al Nord. Non è tutto: la vendita dei beni ecclesiastici frutterà allo Stato unitario oltre 600 milioni. Rilettura sintetica della storia del Regno delle Due Sicilie. >> continua a pagina 2 >> Vai al canale telegram ufficiale su Cultura Erminio De Biase – L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie, pag. Le ultime variazioni quantitative, che hanno portato le riserve alle attuali consistenze di 2.452 tonnellate, sono avvenute all'inizio del 1999, in occasione dell'avvio dell'UEM, con il conferimento alla BCE di 141 tonnellate di metallo. Certo le giustificazioni non mancarono: all’epoca si addussero motivi patriottici e cioè di far guerra con l’Austria. I prestiti di favore per edificare edifici scolastici raggiungono per il Sud la punta massima in Puglia di L. 5.777 per ogni 100.000 abitanti (Campania L. 641, Calabria 80); nel Nord le punte sono L. 13.345 in Piemonte e L. 15.625 in Lombardia. Roba da statistiche – peraltro dimostrate dai numeri, ma chi non vuol capire non capirà mai, neanche davanti ai tassi e alle cifre esposte – sicuramente significative. Soprattutto, mantenne la propria autonomia e fu quasi monopolista nel Mezzogiorno continentale fino al 1926. E così l’industria del Sud paga le spese della crisi al Nord con una strozzatura del credito. Solo il continuo, discreto, apporto della Nazionale permette loro di sopravvivere. ..Anche il mondo affaristico-liberale dell’epoca (quello che, per intenderci, faceva lavorare i bambini in fabbrica per 14 ore al giorno) aveva interesse a sbarazzarsi di un Paese che si proponva come “modello di sviluppo alternativo”, coordinatore della crescita, attento alla ridistribuzione della ricchezza, e dunque socializzatore per le masse, con “laboratori” sociali e produttivi come quello di San Leucio. Eppure ci si continua a riferire dispregiativamente alla Burocrazia borbonica come in un’estasi di ignoranza più o meno intenzionale. Per dirla in poche parole: il Regno dei Savoia, ormai fuori dai giochi del colonialismo mondiale, aveva necessità di ripianare il debito pubblico, così si lanciò alla conquista del Regno delle due Sicilie e delle sue riserve auree, servendosi di Garibaldi e dei suoi mille mercenari; l’Eroe dei due i primati economici del regno delle due sicilie Le eccellenze del Regno dei Borbone sono state sempre delle sue connotazioni perché alcune assolutamente innegabili e prorompenti. Così, con la conquista, il Piemonte non solo mise le mani sull’ingente ricchezza dell’Antico Regno, ma moltiplicò subito per tre il capitale circolante! The Bank of Italy uses its own cookies and third-party cookies to ensure the smooth functioning of its website: for more information and to find out how to disable them, users are invited to read our Privacy Policy. 95 likes. Riserve in valuta e in oro, portafoglio di investimento e gestione dei rischi. Ma se così fosse stato, perché il corso forzoso fu mantenuto fino al 1883, ben oltre quindi la breve guerra del ’66? Il debito pubblico si accrescerà di altri 3,4 miliardi nei primi dieci anni dell’unità. Nel 1960 e nel 1965 vennero attuati due trasferimenti dalle riserve dell'Ufficio a quelle della Banca d'Italia per complessive 1.890 tonnellate, in base al principio che riconosceva alla Banca la detenzione delle riserve auree e all'UIC la gestione di quelle valutarie, portando in questo modo il quantitativo delle riserve della Banca a 2.136 tonnellate. La spesa pubblica appare prevalentemente concentrata al Nord. Alla chiusura del primo bilancio al 30 giugno 1946, l'UIC deteneva oro per 1,8 tonnellate, ceduto dalla Banca di Francia. About this site's cookies: Gli italiani non hanno saputo fare quello che i tedeschi hanno realizzato con l’unificazione della Germania e forse perché la Ddr era povera mentre, invece, qui, questo entroterra – da dove scrivo – era ricco e florido e lo sanno bene gli omini chiamati a custodire il deposito aurifero della Repubblica italiana: il 70 per cento dei lingotti ha lo stemma del Regno delle Due Sicilie. Come ancora non ci siano i nuovi Vespri – la rivolta di popolo – non si sa. Nel periodo 1861-1866, il Banco vede calare le sue riserve di 35 milioni; per contro le riserve della Banca Nazionale, che pure ingoiava oro senza mollarne in contropartita, aumentano di solo sei milioni. Lo stesso avviene per le tasse sugli affari che incidono per L. 7,04 pro capite in Campania, ontro 6,4 in Piemonte e 6,87 in Lombardia. 145. SITUAZIONE DEL REAL ESERCITO BORBONICO NEL SETTEMBRE DEL 1860 ... La mancanza delle riserve, bloccate a Castelmorrone per l'inettitudine di Ruiz, non permise a von Mechel di dare la spallata decisiva al fronte … Gli armatori De Pace, con le loro navi, collegavano il vecchio continente con l’America e i Florio erano tra gli industriali più importati d’Europa. Ciò prova che la politica del nuovo Stato italiano penalizzò pesantemente il sistema bancario del Sud. Le Due Sicilie la garantivano integralmente. Salvatore Carreca, “Viaggio tra le meraviglie delle Due Sicilie” (1735 al 1860), Editoriale il Giglio, Napoli 2018, pp.143 con rare immagini d’epoca, € 12.00. Riserve in valuta e in oro, portafoglio di investimento e gestione dei rischi, Premio per la scuola "Inventiamo una banconota", Portale di prenotazione on-line delle visite a Palazzo Koch, Convenzione Interbancaria per l'Automazione (CIPA), Servizio di certificazione delle chiavi pubbliche, Evoluzione storica delle riserve auree della Banca d'Italia. Negli anni successivi, soprattutto tra il 1966 e il 1970, vi furono altre variazioni in aumento delle quantità detenute che raggiunsero nel 1973 le 2.565 tonnellate. Nel 1926, con l'attribuzione del monopolio esclusivo delle emissioni alla Banca d'Italia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia cedettero le proprie riserve auree, pari a circa 70 tonnellate provenienti quasi per intero dal Banco di Napoli. Tali flussi, anche per le esigenze connesse al rispetto degli accordi di Bretton Woods, furono anche utilizzati per acquistare negli anni quantitativi di oro, al pari di quanto facevano all'epoca le principali banche centrali europee (Banque de France e Bundesbank). sei qui: Home Informativa sui cookie: ... Il Regno delle Due Sicilie – Ulisse. Anche per i trasporti il Sud è svantaggiato: mandare una merce via mare da Genova a Napoli costa L. 0,85/quintale; in senso inverso costa L. 1,50/quintale. In sostanza si priva il Sud di oro e di capacità di credito, a favore dell’industria del Nord. Caserta 11 ottobre 2018. Cavour, infatti, espulse da Torino l'ambasciatore napoletano Winspeare, giustificando l'atto con un'abdicazione di fatto di Francesco II che aveva abbandonato la capitale. L’Italia dei Savoia prese a saccheggiare il Regno delle Due Sicilie – privandolo innanzitutto delle sue immense riserve auree – rendendolo una miserabile Colonia delle “Due Sardegne”, molto simile al proprio possedimento posto a sud della Corsica. Nel maggio '45, dopo la fine della guerra, gli Alleati riportarono a Roma le residue partite di oro della Banca d'Italia rimaste a Fortezza. Le spese per spiagge, fari e fanali ammontano al Nord a L. 278 mila per ogni Km. Seguirono una serie di tentativi per ridurre il Banco di Napoli a Monte di Pegni, privarlo della Cassa di sconto o delle operazioni di tesoreria a vantaggio della Nazionale. Di Fiore Marro. Fino al 1860, il Regno delle Due Sicilie, ricco di pace, di memorie, di costumi, di commercio, di prosperità, di arti, di industrie, di pesca, di agricoltura, di artigianato, era l’invidia delle genti: scuole gratis, teatri, opere d’ingegneria, meravigliosi musei, strade ferrate, gas, opifici, opere di carità, bacini, cantieri navali, arsenali davano … Nel 1834 i bastimenti arrivarono a 5.493 per salire a 6.803 nel 1838. Al momento dell’unità, il regno delle Due Sicilie possedeva riserve auree pro capite doppie rispetto al Nord. I “lager” piemontesi: Fenestrelle. La flotta mercantile borbonica era la terza in Europa, e i Cantieri Reali di Castellamare costituivano l'eccellenza mondiale per la fabbricazione di navi da guerra. Il Regno delle Due Sicilie proprio nel 1860 si stava trasformando in un grande Stato. La legge sul corso forzoso del 1866 Nel Piemonte preunitario le riserve auree garantivano solo un terzo della moneta circolante. La storia di un genocidio mai raccontato. Come detto, gli attacchi al sistema bancario del Sud cominciarono subito attraverso il divieto di costruire la moderna banca di circolazione e credito con L. 25,5 milioni di capitale. Il solo Piemonte ebbe, fino al 1898, 41 ministri contro 47 dell’intero Sud e la situazione era la stessa per tutti gli alti gradi dello Stato, come ha documentato lo stesso Nitti. La Banca d’Italia utilizza cookie tecnici e di terze parti per il funzionamento del sito: per maggiori informazioni e per sapere come disabilitarli puoi leggere l'informativa sulla privacy. Ancora una volta, però, l’intervento politico dello Stato sabaudista risolse una partita, che a livello economico si metteva malissimo per il Nord. L’arcano crediamo possa spiegarsi in un solo modo: in quegli anni la Nazionale ha costituito e sostiene al Nord quattro banche di credito mobiliare per finanziare l’industria settentrionale in crisi. Le imposizioni fiscali che furono imposte al Sud subito dopo la conquista piemontese. Consiglio la visione dello sceneggiato televisivo in sette puntate diretto da … Il progetto di legge per radunare le riserve auree del Sud nel Banco non fu approvato dagli organi competenti su pressione della Banca Nazionale. Quando a Castel di Sangro si seppe dell’entrata di Garibaldi a Napoli, (il 7 settembre 1860) e della ritirata di Francesco II a Gaeta, i liberali castellani festeggiarono per le vie della città. Ma lo Stato dimostra ancora una volta di non avere a cuore le sorti dell’intera collettività, ma solo di quelle del Nord. La pressione fiscale in agricoltura crebbe sotto i Piemontesi e crebbe in maniera difforma, non equa. Le folli spese militari e la mania di grandezza facevano volgere la situazione al peggio. Il quantitativo di oro di cui la Banca d'Italia è ad oggi proprietaria è quindi frutto di una serie di eventi che hanno permesso all'Istituto di diventare, nel tempo, uno dei maggiori detentori al mondo di metallo prezioso. L’agile opera ha un carattere divulgativo che rende piacevole e immediata la lettura e la trasmissione delle informazioni esposte. Al Nord le scuole tecniche sono distribuite in ragione di una ogni 141 mila abitanti, al Centro una ogni 161 mila abitanti, al Sud una ogni 400 mila abitanti [nota64: Dati relativi al 1897] ; analoga la situazione delle Università. C’era quindi questa ricca realtà economica che faceva gola a tutti i potentati europei grandi e piccoli; ne sono la prova inoppugnabile le innumerevoli intromissioni diplomatiche e non negli affari interni del Regno. Il tutto, però, va commisurato al totale di 4.076 milioni spesi nello stesso periodo per l’Italia intera! Ma non fu così! Così, con la conquista, il Piemonte non solo mise le mani sull’ingente ricchezza dell’Antico Regno, ma moltiplicò subito per tre il capitale circolante! Ma soprattutto perché si riconobbe il principio della inconvertibilità solo per la moneta della banca Nazionale e non per quella del Banco di Napoli, suo unico reale competitore? Nel 1856 Il Regno delle Due Sicilie fu premiato all’expo di Parigi come la terza potenza in Europa, e quindi al mondo, per sviluppo industriale. Ma la inconvertibilità della sola moneta della Nazionale permette a questa banca di continuare placidamente il suo drenaggio di capitali e di oro dal Sud, essendo rimasta convertibile la moneta del Banco di Napoli [nota75: In Parlamento il ministro Scialoja, napoletano e traditore, rispose all’on. Tassa sulle donazioni, mutui e doti; sulla emancipazione ed adozione, Diritto di esportazione sulla paglia, fieno ed avena, Diritto sul consumo delle carni, pelli, acquavite e birra. Tanto per parlare chiaro, tale rapporto in Piemonte era del 75%: il Regno Sardo non presentava bilanci all’approvazione del suo parlamento da cinque anni ed era praticamente in fallimento. Sì dell’Aula del Senato alla mozione di maggioranza sulle riserve auree di Bankitalia. Inoltre esistevano al Sud 761 stabilimenti diversi di beneficenza, oltre 1.131 monti frumentari, il 65 per cento del totale italiano, che, fornendo anticipazioni per le attività agricole ad interessi quasi nulli, erano una sorta di credito agrario, sia pure embrionale. Nei primi anni post-unitari la situazione nei rapporti di forza tra Banca Nazionale e Banco di Napoli è di sostanziale parità: la Nazionale ha un capitale superiore a quello del Banco, ma l’istituto napoletano la sopravanzerà per lungo tempo per ciò che attiene alle riserve auree e alla circolazione [nota70: Le riserve auree della Nazionale, infatti, passano da 26 a 32 milioni dall’unità al 1866, e la circolazione (che avrebbe dovuto essere in rapporto di 3 a 1 con le riserve) passerà da 55 milioni nel 1861 ai 124 della prima metà del 1866. restrittive e parsimoniose del Regno delle Due Sicilie e hanno messo in rilievo che lo sviluppo economico del Regno di Sardegna era avvenuto fittiziamente e con un forte indebitamento, saldato in parte proprio con le riserve auree del Banco di Napoli. Mutua MBALEGGI, La tutela dei nostri soci. Fu nel Regno delle due Sicilie, il 3 ottobre 1831, a essere inaugurata la prima ferrovia in Italia, la … Quest'Italia va allo sfascio! La politica fiscale perseguita dallo Stato unitario fu un caso di vero e proprio drenaggio di capitali che dal Sud andarono al Nord. L’oro delle Due Sicilie lo spreco degli italiani. Gli studi e le ricerche degli ultimi 20 anni hanno in parte rivalutato le politiche economiche restrittive e parsimoniose del Regno delle Due Sicilie e hanno messo in rilievo che lo sviluppo economico del Regno di Sardegna era avvenuto fittiziamente e con un forte indebitamento, saldato in parte proprio con le riserve auree del … Le Due Sicilie la garantivano integralmente. La prosecuzione della navigazione mediante accesso ad altra area del sito o selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un'immagine o di un link) comporta la prestazione del consenso all'uso dei cookie. Il relativo ritardo del sistema bancario era dovuto a fattori non strutturali: non erano i capitali a mancare al Sud rispetto alla media italiana! Le Due Sicilie la garantivano integralmente. Nessun attuale parlamentare ti rappresenta? Ed inoltre vi erano le casse agrarie e di prestanza…. E’ importante sottolineare che entrambi questi istituti di credito sono istituti di diritto privato e pertanto non statali. Si ripiegò sull’ammodernamento del Banco di Napoli, e nei primi cinque anni dell’unità si scatenò una lotta feroce con la Banca Nazionale, piemontese. Nel 1933 la riserva aurea della Banca d'Italia superava le 561 tonnellate, ma all'ingresso in guerra, dopo consistenti cessioni, il quantitativo complessivo era sceso a 106 tonnellate. Successivamente si tennero i falsi plebisciti che sancirono l’annessione dei territori delle Due Sicilie al Regno sabaudo che fagocitò banche, riserve auree, fabbriche, risorse minerarie, imbarcazioni, beni demaniali facendo subire a quello che era, senza retorica e patetismi, il glorioso Regno delle Due Sicilie, non solo il danno ma … Con la legge del corso forzoso fu eliminata la convertibilità della moneta in oro. Nel 1997 l'oro di proprietà della Banca salì a 2.074 tonnellate, grazie all'acquisto dell'oro residuo di disponibilità dell'UIC pari a 570 tonnellate (tra il 1977 e il 1979 la Bundesbank aveva restituito all'UIC le 543 tonnellate di oro, cui si aggiungono 27 tonnellate restituito dal FMI sempre nel triennio 1977 - 1979). appartenevano al Regno delle Due Sicilie (il Banco di Napoli poteva vantare la più grande raccolta di denaro pubblico) e i restanti 226 milioni erano ripartiti fra: il regno di Sardegna, Lombardia, Ducato di Modena, Parma e Piacenza, Roma, Romagna - Marche e Umbria, Toscana, Venezia. : Queste banche, dovendo sostenere una industria in crisi, sono anch’esse in difficoltà poiché devono dare crediti difficilmente esigibili. Giuseppe Bagnasco, Filibustieri – Arrembaggio conquista e distruzione del Regno delle Due Sicilie, Thule Edizioni, pag. Nel corso degli anni successivi, a partire dal 1951 e fino al 1960, l'UIC acquistò ingenti quantità di oro fino ad accumularne poco meno di 2.000 tonnellate. 18, 20. Così avvenne l’italica moltiplicazione dei pani e dei pesci, nota come corso forzoso. di Giuseppe Ressa. Si disse anche che la necessità del corso forzoso derivasse dalla crisi dell’industria, messa in ginocchio dalla concorrenza straniera. L’attacco della Banca Nazionale al Banco di Napoli, I primi tentativi di soffocare o subordinare il sistema bancario del Sud. Perché allora non si ricorse al sistema normale della tariffa doganale al posto di quello indiretto e macchinoso del corso forzoso? Forse non c’è più una pubblica opinione al Sud, forse c’è solo un’onda di generica voga sentimentale tutta di tarante e di eventi perché, certo, è il posto più bello del mondo il Sud. Nel Piemonte preunitario le riserve auree garantivano solo un terzo della moneta circolante. Verso la fine del ’65, la Nazionale era in gravissime difficoltà e lo Stato intervenne a salvarla con la legge sul corso forzoso. Questi tentativi fallirono anche perché la borghesia meridionale riuscì a mantenersi compatta a difesa del “suo” Banco di Napoli. La mozione della maggioranza è stata approvata con 141 sì, 83 no e 12 astenuti e chiede una definizione dell’assetto “della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d’Italia nel rispetto della normativa europea”. Tutti i codici e l’intera struttura statale erano piemontesi, del buon “mondo borbonico” non fu conservato un bel niente! [nota73: Convertibilità che ricordiamo era nel rapporto 3 lire di carta = 1 lira d’oro]. Inoltre la borghesia napoletana presentò nel 1860 il progetto per la costituzione di una moderna banca con L. 25,5 milioni di capitale. Sul piano politico era cessata, finalmente, la penosa commedia del mantenimento dei rapporti diplomatici fra il Regno di Sardegna e quello delle Due Sicilie. Compiti Riserve in valuta e in oro, portafoglio di investimento e gestione dei rischi Evoluzione storica delle riserve auree della Banca d'Italia, vai al livello superiore Nel frattempo al Sud proliferarono altre di Casse di Deposito del Nord: un quarto di quelle che saranno costituite in Italia in quegli anni. Se non se ne fece niente, lo si dovette al governo “unitario”. Il partito unitarista ebbe come slogan quello del libero mercato, contro il “protezionismo” borbonico, ma se si fossero lasciate agire liberamente le forze del mercato, la Nazionale e le sue collegate sarebbero forse fallite, lasciando il Banco di Napoli alla testa del sistema bancario italiano. Basti ricordare la I ferrovia italiana Napoli-Portici o il I teatro lirico al mondo S. Carlo. Il totale delle spese pubbliche fino al 1898 fu di L.458milioni e di esse solo tre regioni settentrionali ottennero 370milioni, mentre nel Sud l’unica spesa di un certo rilievo fu l’acquedotto pugliese (peraltro realizzato dopo il 1902). “La proprietà delle riserve ufficiali è assegnata per legge alla Banca d’Italia”, si legge nella prima pagina (vedi allegato qui sotto). Inoltre la situazione economico – finanziaria dell’Antico Regno costituiva un forte allettamento per chi era invece a livello di bancarotta: come si è visto nei capitoli precedenti, il capitale circolante delle Due Sicilie era più del doppio di quello di tutti gli altri Stati della penisola messi insieme; il debito pubblico era completamente garantito, tanto che i suoi certificati erano quotati a Londra ben oltre il valore nominale; il rapporto tra debito, con interessi, e prodotto interno lordo era il 16%. vai al livello superiore Il Regno delle due Sicilie possedeva ben 443 milioni di moneta in oro, ossia l’85% delle riserve auree di tutte le province. Nel 1976, nell'ambito di un'operazione di credito effettuata con la Deutsche Bundesbank, per conto dell'UIC, 543 tonnellate di oro furono trasferite dalla Banca all'UIC per consentire a quest'ultimo di costituirsi un adeguato quantitativo di oro da trasferire alla Bundesbank in garanzia del credito ricevuto; le riserve si ridussero pertanto a 2.022 tonnellate. Le riserve auree del Regno delle Due Sicilie (500 milionidi lire contro i 100 dei piemontesi) avrebbero permesso di stampare carta moneta per circa tre miliardi, una vera e propria manna a cui si aggiungevano le nuove tasse imposte ai 9 milioni di abitanti, i risparmi, le terre ed i beni sottratti alle autorità ecclesiali destinati allo … Nel dopoguerra, l'Italia divenne rapidamente un paese esportatore e per tale motivo beneficiò di cospicui afflussi di valuta estera, soprattutto in dollari. Abbiamo visto che con la vendita dei terreni demaniali, il vorace Stato si impossesò quasi di tutto, rastrellando il risparmio e lasciando il Sud senza capitali e senza crediti (chi è disposto a dare crediti a chi è privo di capitali e di garanzie?). Nel 1943 l'oro di proprietà era aumentato fino a circa 121 tonnellate, ma un trasferimento di 15,8 tonnellate alla BRI riportò la riserva a 105 tonnellate. In seguito, quando si pose il problema di perequare l’imposta nelle provincie [nota61: L’imposta non era sul reddito, ma si stabiliva, secondo certi parametri, su base regionale] (Lombardia, napoletano) che pagavano di più, il risultato fu che le tasse diminuirono in Lombardia ed aumentarono nel napoletano. Avitabile che era “una volgare verità” il fatto che il Banco di Napoli veniva sacrificato dalla legge, ma che ciò era una triste necessità] . Ora, però, all’inizio del 1866, la situazione delle banche sostenute dalla Nazionale si fa assai difficile, mentre si profila la controffensiva del Banco di Napoli: il governo la contrastò al grido “a mali estremi, estremi rimedi!” Il 10 maggio 1866 è approvata la legge sul corso forzoso. Avrebbe dovuto essere di 96 milioni se il rapporto 3:1 fosse stato rispettato. Con l’unità, inoltre, il Sud farà altre spiacevoli conoscenze, oltre che con la massa di tasse portate dai piemontesi: il debito pubblico pro-capite degli Stati sardi era il quadruplo di quello dell’Antico Regno e il Sud fu costretto ad accollarsi centinaia di milioni spesi dal Nord. 1861 – dopo censimento Novembre – I conti non tornano: Riserve auree: Banco di Napoli 48 mega, Banca Nazionale 26 mega. Se c’è cornice più consona all’impalpabile idea della “qualità della vita” altro luogo non può darsi che può che questo. Nel 1946 la Commissione tripartita per la restituzione dell'oro monetario ai Paesi che avevano subito asportazioni da parte dei nazisti assegnò alla Banca d'Italia 31,7 tonnellate delle 69 richieste e nel 1958 operò una ulteriore attribuzione di 12,7 tonnellate. Gli appalti sono concessi quasi esclusivamente al Centro-Nord e così pure le società con monopoli, privilegi e sovvenzioni sono al Centro-Nord. Il Banco, invece, passa da 48 milioni di riserve auree del dicembre ’60 a 78 milioni del 30 giugno ’63, a 52 milioni del 31 maggio ’64, a 43 milioni del 14 aprile ’66; la sua circolazione, dopo aver raggiunto una punta massima di 135-145 milioni nel 1864, scenderà a 108 milioni alla vigilia del corso forzoso e solo allora, dopo 5 anni, la Nazionale supererà lievemente il volume di circolazione del Banco, che spessissimo l’aveva sopravanzata, ma non supererà le sue riserve] .

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